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¦ Lå Nøtte ðel Bårðø ¦Non è tempo/Per il cantore/Per il bardo, l'araldo, l'aedo... Almeno credo 10月30日 Sulle proteste univeristarie e sul decreto 133Che la protesta di questi giorni apparsa nella varie piazze d’Italia sia manovrata da rettori, presidi e baroni in difesa dei privilegi accumulati in questi anni c’è ben poco da obiettare. Pare evidente che il provvedimento finanziario previsto nel decreto 133 sui tagli nelle università abbia terrorizzato e irritato la casta baronale universitaria italiana bravissima nell’indirizzare la protesta giovanile in un determinato modo, strumentalizzandola.
E che sia ormai necessario un rimedio, forte, capace di eliminare gli sprechi all’interno di quel sistema di privilegi caratterizzante il mondo accademico, appare più che evidente. D’altro canto c’è da chiedersi quanto le scelte del Governo siano valide, e quanto realmente vadano a colpire la situazione attuale, implicandone una energica cura. La possibilità di trasformare le università in fondazioni(comportandone una evidente privatizzazione) non è di certo il modo più adatto a stravolgere una situazione ove spadroneggia la cattiva gestione da parte della casta baronale di presidi, rettori e corpo docente. Il problema è macroscopico: non ci sono più soldi nelle università; colpa sicuramente degli sprechi e dell’irresponsabilità di coloro i quali ,come presidi e rettori, avrebbero dovuto amministrare con accuratezza le risorse stanziate. Ma di chi sia la responsabilità o no, permane il problema che nelle università mancano i fondi, e pare logico che qualsiasi taglio(il decreto 133 prevede il 3%) a questi ultimi non può che aggravare la condizione attuale anziché risolverla. Ora questa mancanza di fondi comporterà un’inevitabile ricerca altrove di finanziamenti, che se non potranno essere pubblici, proverranno di certo dai privati; e se è vero che comunque la trasformazione in fondazioni sarà una facoltà subordinata alle delibere dei Senati Accademici, ben poche soluzioni alternative ai finanziamenti privati avranno questi ultimi dinanzi ai buchi di bilancio delle loro università. E poco mi convince la previsione da parte del decreto di una incondizionata vigilanza del Ministero delle Università sulla gestione degli atenei. Appare dunque che le soluzioni di tagli e trasformazioni delle università in fondazioni non sia la strada più adeguata ad riparare le falle del sistema accademico. Al contrario sembra necessario una più massiccia presenza dello Stato nel mondo universitario,visto che al suo interno sino ad oggi c’è chi ha fatto il bello e il cattivo tempo sprecando le risorse finanziarie per mantenere in piedi un sistema di privilegi e baronie che è la vera causa di questa crisi delle università. Azione Universitaria non si può quindi appiattire sulle posizioni del Governo solo perché è il movimento di un partito dell’esecutivo; la cieca accettazione acritica non fa parte del nostro passato, non è nel nostro DNA: abbiamo sempre portato avanti le insegne della libertà e dell’autodeterminazione; liberi da qualsiasi costrizione e dal pensiero unico abbiamo sempre rivendicato il ruolo di avanguardia all’interno di una società sempre più omologata e conformata. Per anni AU, e prima ancora il Fuan, ha condotto la battaglia al sistema delle baronie nelle università; oggi è giunto il tempo per rivoluzionare quel mondo fatto di sterili logiche di compromesso e privilegi. Dobbiamo aprire gli occhi e renderci conto che questo è il momento per sferrare il colpo decisivo al marcio mondo delle caste baronali. Non possiamo permetterci di cadere nell’imperdonabile errore di abbandonare la guerra proprio nel momento in cui appare essere giunta al suo termine. Azione Universitaria Piacenza – Nucleo Triskele 10月12日 L'ineluttabile ragione del vivere.Giammai la volontà mia di lottare sarà doma, sino a quando l’amore ed il coraggio dimora avranno nel cuore mio che rosso tinge il mio agire. Le mie ossa risveglio che rafforza rinverranno nell’aspro scontro, nell’ urtare l’altrui ossa e sotto lo strepito di quei colpi l’anima mia sarà giovane preda di un amore pazzo. Infranto, su di un palco di violenza, sarà per sempre la mia gioventù, poiché condannata allo spasmodico desiderio di vendicare l’inganno sofferto. E nel furore del mio cuore incancrenito dall’amore e dall’odio, scaglierò l’ira di cui i demoni mi han fatto croce e senza sosta rotolerò il mio spirito nell’ardore di questo odio che feconda la fiamma dell’amore, generatrice dell’Idea.
Si consiglia accompagnare la lettura all'ascolto di Space-Dye Vest dei Dream Theater. Re-azione, giovani!A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca ,diceva l’astuta persona di Giulio Andreotti; e io a dire il vero mi aspettavo che da un momento all’altro si avrebbero avuto infauste notizie da Roma, dove si svolgeva la “festa” di Azione Giovani, Atreju 2008. Lo presagivo perché l’atmosfera di qualche giorno fa ,creatasi attorno alla querelle dell’8 settembre e nata dalle affermazioni “revisioniste” di Alemanno e LaRussa, cui si vada ad aggiungere la necessità di accelerare un processo politico di formazione del Pdl, che tutto ha meno che del politico, aveva creato un’ambigua situazione che aveva bisogno di un chiarimento netto. E la festa dei giovani di An era di certo la location più adatta per poter dare questo chiarimento. Ed i fatti non mi hanno smentito. Come previsto la scelta fatta non è stata un’ardita decisioni di Grand Politik, ma è stata l’ennesima svilente concessione del più grande “sodomizzato” politico: Gianfranco Fini. Ha svenduto laddove non si sarebbe spinto nessuno, dichiarando l’antifascismo un valore di destra; proprio quell’antifascismo per cui negli anni di piombo i ragazzi di destra venivano uccisi. A me, scusate, ma viene da ridere e provo pena per questo bipede senza un minimo di pudore che pur di raggiungere il suo scopo in pochi anni ha sputato veleno sulla sua famiglia, sul suo padre politico(Giorgio Almirante), e ora su chi era nella sua sezione ed è morto di certo non per l’antifascismo. La rabbia la preservo invece per quella melassa, quella melma, quella sottospecie di cibo per cani che sono i giovani di AG, che erano ad Atreju e che dinanzi a quelle affermazioni non hanno mosso dito o pronunciato sillaba. Dovremmo vergognarci tutti delle affermazioni dette da Fini, ma ancor di più dall’apatia del nostro movimento che non ha neanche minimamente osato contrastare la posizione dell’attuale Presidente della Camera; dovremmo vergognarci, perché se oggi siamo qui a poter parlare e camminare tranquillamente senza temere che qualcuno ci spari per quello che pensiamo, lo dobbiamo innanzitutto a quei ragazzi del Fronte e dell’Msi che sono morti uccisi dall’odio antifascista; quell’odio che ancor oggi qualcuno vuol fare rivivere tra la popolazione e che fa comodo alle istituzioni e ai centri di interesse nella spasmodica corsa della spartizione del potere. 9月10日 L'ora delle decisioni irrevocabiliMai come questo anno alla giornata dell'8 settembre è stata data tanta attenzione, soprattutto mediatica. Vuoi perchè al governo del Paese vi è di nuovo una compagine di centro-destra; o perchè a sindaco di Roma è stato eletto un certo Gianni Alemanno dal passato politico certamente tutt’altro che trascurabile. E proprio dopo le affermazione di questo ultimo che è sorta la bufera che in questi giorni sta riempiendo le prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali. Reo di aver detto quello che ha sempre pensato, e che gli avversari altro non aspettavano che esprimesse pubblicamente per poter dare via all'infida campagna anti-fascista nel disperato tentativo di trovare un collante che unisca quel colabrodo che è il Partito Democratico; l'ex ministro alle Politiche Agricole ha scatenato un vero e proprio tsunami d'opinioni che tanto piacciono ai babbei-cittadini italiani che così possono sentirsi partecipi di un giogo politico che in realtà li concepisce in qualità di meri gusci da svuotare e buttare infine via. Tacciato di apologia di Fascismo, e accerchiato dalle pressioni dei potentati ebrei a Roma, colui che è l'emblema della vittoria della destra nell'Italia post-regime mussoliniano, ha preferito(sbagliando a mio modesto parere) smussare gli angoli di una posizione troppo quadrata per quella parte dell'Italia, ormai minoritaria ma che sfortunatamente ancora governa gli strati sociali dello Paese, che ha nella Resistenza e nell'anti-fascismo la propria natura. Questo ha evidenziato la grossa incapacità della destra italiana di fare della Grande Politica, così come la intendeva Nietzsche. Non si è avuto l'ardire di affermare ciò che in realtà si ritiene giusto; per il popolo italiano, per la Nazione Italiana. Quella Nazione, quel popolo che tuttora non esiste e che necessita profondamente proprio un tipo di politica ardita, forte, che crei un sentire nazionale che, (mi spiace dirlo per gli illusi compagni di turno) ,il mito Resistenziale mai potrà dare; perchè è impossibile costruire un sentire nazionale su una guerra civile, nella quale i tanto osannati partigiani uccidevano i loro fratelli italiani ,forti della immensa forza degli Alleati. Giunti a tal punto, ritengo sarebbe stato opportuno, dinanzi alle isteriche critiche delle sinistre, radicalizzare ancora di più la posizione presa;imporsi sullo scenario politico italiano come il vero leader di una destra, forte del suo passato ma che guarda in prospettiva futura alla rinascita di un sentire nazionale nuovo che travalichi gli infantili nostalgismi e costruisca una visione del mondo riconosciuta in virtù di un' Auctoritas venutasi a creare e condivisa da un popolo finalmente unito. Il momento è quello giusto; anzi forse sarà l'ultima occasione per mettere in atto una rivoluzione valoriale e sociale in Italia. Se non ora quando?E se non noi chi? E' giunta l'ora delle decisioni irrevocabili così dette; non ci sono scuse che tengano nè giri di parole che possano legittimare altri tentennamenti, o l'Italia sarà perduta! |
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