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10月30日 Sulle proteste univeristarie e sul decreto 133Che la protesta di questi giorni apparsa nella varie piazze d’Italia sia manovrata da rettori, presidi e baroni in difesa dei privilegi accumulati in questi anni c’è ben poco da obiettare. Pare evidente che il provvedimento finanziario previsto nel decreto 133 sui tagli nelle università abbia terrorizzato e irritato la casta baronale universitaria italiana bravissima nell’indirizzare la protesta giovanile in un determinato modo, strumentalizzandola.
E che sia ormai necessario un rimedio, forte, capace di eliminare gli sprechi all’interno di quel sistema di privilegi caratterizzante il mondo accademico, appare più che evidente. D’altro canto c’è da chiedersi quanto le scelte del Governo siano valide, e quanto realmente vadano a colpire la situazione attuale, implicandone una energica cura. La possibilità di trasformare le università in fondazioni(comportandone una evidente privatizzazione) non è di certo il modo più adatto a stravolgere una situazione ove spadroneggia la cattiva gestione da parte della casta baronale di presidi, rettori e corpo docente. Il problema è macroscopico: non ci sono più soldi nelle università; colpa sicuramente degli sprechi e dell’irresponsabilità di coloro i quali ,come presidi e rettori, avrebbero dovuto amministrare con accuratezza le risorse stanziate. Ma di chi sia la responsabilità o no, permane il problema che nelle università mancano i fondi, e pare logico che qualsiasi taglio(il decreto 133 prevede il 3%) a questi ultimi non può che aggravare la condizione attuale anziché risolverla. Ora questa mancanza di fondi comporterà un’inevitabile ricerca altrove di finanziamenti, che se non potranno essere pubblici, proverranno di certo dai privati; e se è vero che comunque la trasformazione in fondazioni sarà una facoltà subordinata alle delibere dei Senati Accademici, ben poche soluzioni alternative ai finanziamenti privati avranno questi ultimi dinanzi ai buchi di bilancio delle loro università. E poco mi convince la previsione da parte del decreto di una incondizionata vigilanza del Ministero delle Università sulla gestione degli atenei. Appare dunque che le soluzioni di tagli e trasformazioni delle università in fondazioni non sia la strada più adeguata ad riparare le falle del sistema accademico. Al contrario sembra necessario una più massiccia presenza dello Stato nel mondo universitario,visto che al suo interno sino ad oggi c’è chi ha fatto il bello e il cattivo tempo sprecando le risorse finanziarie per mantenere in piedi un sistema di privilegi e baronie che è la vera causa di questa crisi delle università. Azione Universitaria non si può quindi appiattire sulle posizioni del Governo solo perché è il movimento di un partito dell’esecutivo; la cieca accettazione acritica non fa parte del nostro passato, non è nel nostro DNA: abbiamo sempre portato avanti le insegne della libertà e dell’autodeterminazione; liberi da qualsiasi costrizione e dal pensiero unico abbiamo sempre rivendicato il ruolo di avanguardia all’interno di una società sempre più omologata e conformata. Per anni AU, e prima ancora il Fuan, ha condotto la battaglia al sistema delle baronie nelle università; oggi è giunto il tempo per rivoluzionare quel mondo fatto di sterili logiche di compromesso e privilegi. Dobbiamo aprire gli occhi e renderci conto che questo è il momento per sferrare il colpo decisivo al marcio mondo delle caste baronali. Non possiamo permetterci di cadere nell’imperdonabile errore di abbandonare la guerra proprio nel momento in cui appare essere giunta al suo termine. Azione Universitaria Piacenza – Nucleo Triskele 10月12日 L'ineluttabile ragione del vivere.Giammai la volontà mia di lottare sarà doma, sino a quando l’amore ed il coraggio dimora avranno nel cuore mio che rosso tinge il mio agire. Le mie ossa risveglio che rafforza rinverranno nell’aspro scontro, nell’ urtare l’altrui ossa e sotto lo strepito di quei colpi l’anima mia sarà giovane preda di un amore pazzo. Infranto, su di un palco di violenza, sarà per sempre la mia gioventù, poiché condannata allo spasmodico desiderio di vendicare l’inganno sofferto. E nel furore del mio cuore incancrenito dall’amore e dall’odio, scaglierò l’ira di cui i demoni mi han fatto croce e senza sosta rotolerò il mio spirito nell’ardore di questo odio che feconda la fiamma dell’amore, generatrice dell’Idea.
Si consiglia accompagnare la lettura all'ascolto di Space-Dye Vest dei Dream Theater. Re-azione, giovani!A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca ,diceva l’astuta persona di Giulio Andreotti; e io a dire il vero mi aspettavo che da un momento all’altro si avrebbero avuto infauste notizie da Roma, dove si svolgeva la “festa” di Azione Giovani, Atreju 2008. Lo presagivo perché l’atmosfera di qualche giorno fa ,creatasi attorno alla querelle dell’8 settembre e nata dalle affermazioni “revisioniste” di Alemanno e LaRussa, cui si vada ad aggiungere la necessità di accelerare un processo politico di formazione del Pdl, che tutto ha meno che del politico, aveva creato un’ambigua situazione che aveva bisogno di un chiarimento netto. E la festa dei giovani di An era di certo la location più adatta per poter dare questo chiarimento. Ed i fatti non mi hanno smentito. Come previsto la scelta fatta non è stata un’ardita decisioni di Grand Politik, ma è stata l’ennesima svilente concessione del più grande “sodomizzato” politico: Gianfranco Fini. Ha svenduto laddove non si sarebbe spinto nessuno, dichiarando l’antifascismo un valore di destra; proprio quell’antifascismo per cui negli anni di piombo i ragazzi di destra venivano uccisi. A me, scusate, ma viene da ridere e provo pena per questo bipede senza un minimo di pudore che pur di raggiungere il suo scopo in pochi anni ha sputato veleno sulla sua famiglia, sul suo padre politico(Giorgio Almirante), e ora su chi era nella sua sezione ed è morto di certo non per l’antifascismo. La rabbia la preservo invece per quella melassa, quella melma, quella sottospecie di cibo per cani che sono i giovani di AG, che erano ad Atreju e che dinanzi a quelle affermazioni non hanno mosso dito o pronunciato sillaba. Dovremmo vergognarci tutti delle affermazioni dette da Fini, ma ancor di più dall’apatia del nostro movimento che non ha neanche minimamente osato contrastare la posizione dell’attuale Presidente della Camera; dovremmo vergognarci, perché se oggi siamo qui a poter parlare e camminare tranquillamente senza temere che qualcuno ci spari per quello che pensiamo, lo dobbiamo innanzitutto a quei ragazzi del Fronte e dell’Msi che sono morti uccisi dall’odio antifascista; quell’odio che ancor oggi qualcuno vuol fare rivivere tra la popolazione e che fa comodo alle istituzioni e ai centri di interesse nella spasmodica corsa della spartizione del potere. 9月10日 L'ora delle decisioni irrevocabiliMai come questo anno alla giornata dell'8 settembre è stata data tanta attenzione, soprattutto mediatica. Vuoi perchè al governo del Paese vi è di nuovo una compagine di centro-destra; o perchè a sindaco di Roma è stato eletto un certo Gianni Alemanno dal passato politico certamente tutt’altro che trascurabile. E proprio dopo le affermazione di questo ultimo che è sorta la bufera che in questi giorni sta riempiendo le prime pagine dei maggiori quotidiani nazionali. Reo di aver detto quello che ha sempre pensato, e che gli avversari altro non aspettavano che esprimesse pubblicamente per poter dare via all'infida campagna anti-fascista nel disperato tentativo di trovare un collante che unisca quel colabrodo che è il Partito Democratico; l'ex ministro alle Politiche Agricole ha scatenato un vero e proprio tsunami d'opinioni che tanto piacciono ai babbei-cittadini italiani che così possono sentirsi partecipi di un giogo politico che in realtà li concepisce in qualità di meri gusci da svuotare e buttare infine via. Tacciato di apologia di Fascismo, e accerchiato dalle pressioni dei potentati ebrei a Roma, colui che è l'emblema della vittoria della destra nell'Italia post-regime mussoliniano, ha preferito(sbagliando a mio modesto parere) smussare gli angoli di una posizione troppo quadrata per quella parte dell'Italia, ormai minoritaria ma che sfortunatamente ancora governa gli strati sociali dello Paese, che ha nella Resistenza e nell'anti-fascismo la propria natura. Questo ha evidenziato la grossa incapacità della destra italiana di fare della Grande Politica, così come la intendeva Nietzsche. Non si è avuto l'ardire di affermare ciò che in realtà si ritiene giusto; per il popolo italiano, per la Nazione Italiana. Quella Nazione, quel popolo che tuttora non esiste e che necessita profondamente proprio un tipo di politica ardita, forte, che crei un sentire nazionale che, (mi spiace dirlo per gli illusi compagni di turno) ,il mito Resistenziale mai potrà dare; perchè è impossibile costruire un sentire nazionale su una guerra civile, nella quale i tanto osannati partigiani uccidevano i loro fratelli italiani ,forti della immensa forza degli Alleati. Giunti a tal punto, ritengo sarebbe stato opportuno, dinanzi alle isteriche critiche delle sinistre, radicalizzare ancora di più la posizione presa;imporsi sullo scenario politico italiano come il vero leader di una destra, forte del suo passato ma che guarda in prospettiva futura alla rinascita di un sentire nazionale nuovo che travalichi gli infantili nostalgismi e costruisca una visione del mondo riconosciuta in virtù di un' Auctoritas venutasi a creare e condivisa da un popolo finalmente unito. Il momento è quello giusto; anzi forse sarà l'ultima occasione per mettere in atto una rivoluzione valoriale e sociale in Italia. Se non ora quando?E se non noi chi? E' giunta l'ora delle decisioni irrevocabili così dette; non ci sono scuse che tengano nè giri di parole che possano legittimare altri tentennamenti, o l'Italia sarà perduta! 9月7日 TRANSALCOLICO Io bevo per dimenticare
bevo per non stare male bevo che così mi drogo bevo tutto quel che trovo bevo che non mi fa niente bevo come un deficiente bevo...cosa c'è che non va? bevo eppure sono qua Io bevo che mi da la carica TRANSALCOLICO viaggio cosmico Io bevo anche se poi sto male TRANSALCOLICO viaggio cosmico Io bevo per dimenticare Bevo per dimenticare Bevo per dimenticare 6月29日 Per chi ancora crede..tratto da Repubblica: ROMA - Moro poteva essere salvato. Il terrorista venezuelano Ilich Ramirez Sanchez, nome di battaglia Carlos, svela che i servizi segreti militari italiani tentarono in extremis di salvare la vita allo statista democristiano consegnando a gruppi vicino alla resistenza palestinese alcuni brigatisti rinchiusi in carcere. Il piano però saltò il giorno prima della morte di Moro. Trattativa nonostante il divieto del governo. Rispondendo alle domande che l’agenzia di stampa ANSA gli ha fatto arrivare nel carcere parigino di Poissy dove è rinchiuso, Carlos svela a trent’anni dal sequestro Moro, che il Sismi avrebbe condotto una trattativa segreta con i brigatisti nonostante il governo di allora avesse deciso di vietare qualsiasi mediazione con il gruppo eversivo. Un colonnello sull’aereo del Sismi. Finora la tesi del contatto tra le istituzioni e i gruppi eversivi era stata solo accennata dal terrorista. Questa volta Carlos ha fatto nomi, cognomi e date che dovranno certamente essere verificate ma che hanno più di un elemento di verosimiglianza. Attraverso il suo legale, lo “sciacallo”, ha spiegato che nella sera tra l’8 e il 9 maggio 1978, la sera precedente l’omicidio del politico, una executive dei servizi segreti militari italiani attese invaso sulla pista dell’aeroporto di Beirut il contatto per organizzare la consegna in un paese arabo di alcuni brigatisti allora in carcere. Sul jet c’erano il colonnello Stefano Giavannone, uomo del Sismi legato a Moro, e alcuni esponenti del Fronte di liberazione della Palestina. Ma il piano saltò. Secondo Carlos, a mettere in allarme a Roma la fazione filo Nato dei servizi sull’operazione, fu probabilmente un’indiscrezione fatta a Beirut da un membro dell’ufficio politico dell’Olp, Bassam Abu Sharif. Il giorno successivo, il 9 maggio 1978, il corpo di Aldo Moro fu rinvenuto nel bagagliaio di una R4 parcheggiata in via Fani e qualche mese dopo, i responsabili del Sismi all’origine dell’operazione furono allontanati o costretti alle dimissioni. Nel mirino dell Br anche Gianni Agnelli. Nella lunga intervista rilasciata all’agenzia di stampa, Carlos svela che in quegli anni le Br stavano studiano anche la cattura di Gianni Agnelli e di un giudice della Corte suprema. Per ben due volte il terrorista precisa che ad essere rapito doveva essere Gianni Agnelli e non Leopoldo Pirelli come poi si è detto e scritto finora. Nulla invece dice il terrorista dell’identità dell’alto magistrato che doveva essere anch’egli rapito. “La strage di Bologna opera degli americani”. Parla anche della strage di Bologna “lo sciacallo”. Non furono né i fascisti né i comunisti dice il terrorista, ma i servizi americani e israeliani per tendere una trappola ai palestinesi. “E’ opera dei servizi yankee, dei sionisti e delle strutture della Gladio”, ha detto Carlos. L’ipotesi, che aggiunge nuovi elementi ad un’intricata vicenda di cui a 28 anni di distanza ancora non conosce i mandanti, allude all’ipotesi che siano stati agenti occidentali a far saltare, con un piccolo ordigno, un più rilevante carico di esplosivo trasportato da palestinesi o uomini legati all’Fplp e destinato alla sua rete terroristica. L’intento sarebbe stato quello di far ricadere la responsabilità della strage sui palestinese. Alla luce delle continue dichiarazioni riguardanti l'infondatezza della matrice fascista circa la strage di Bologna ritengo che non si possa andare avanti facendo finta di nulla. Chiunque abbia la possibilità di incidere sulla pubblica opinione e chi possiede la facoltà, in virtù di poteri conferitigli, di far riaprire questo che è uno dei misteri, assieme alla strage di Ustica, tra i più oscuri della storia d'Italia è eticamente tenuto, ritengo, a porre in essere qualsiasi atto gli sia concesso affinchè si possa finalmente giungere alla verità. In partcolare intendo riferirmi ai parlamentari e a chi faccia parte della compagine governativa, appartenente a quella linea politica della destra italiana che affonda le proprie radici storico-ideologiche nell' Movimento Sociale Italiano; costoro debbono,senza poter opporre giustificazione alcuna, fare tutto ciò che in loro potere, perchè venga fatta definitivamente luce sul caso in questione. IL CASO GIUDIZIARIO SULLA STRAGE DI BOLOGNA DEVE ESSERE RIAPERTO!; in quanto dopo anni ancora aleggia il mistero riguardo ad esecutori, mandanti e coordinate storico-politche(nazionali e internazionali) entro le quali far rientrare il drammatico evento. Lo si deve per l'Italia; per gli innocenti che morirono in quel tragico giorno d'agosto; lo si deve per gli innocenti che oggi pagano un delitto che non fu loro. Giustizia per Luigi Ciavardini! 5月10日 L'unica vera religione di Stato(di quello italiano)“Jean, venuto dalla Francia; con i tuoi vent’anni e la speranza di poter forgiare l’Europa della libertà, con la certezza di morire per la civiltà”.Così cantavano gli Zpm di Jean, un giovane francese dell’Europa del secondo conflitto mondiale; uno dei tanti giovani europei che quei giorni di Aprile decisero di arruolarsi con chi la storia alla fine decreterà vinto; uno di quei giovani che lottarono in nome di un’Idea, un amore, per la propria gente, la propria Terra, la propria Fede; consapevoli di andare in contro alla morte. Jean, simbolo di quei ragazzi che “avevano fatto la scelta sbagliata”, è morto per la libertà; nell’estremo tentativo di liberare la nostra Terra, la nostra civiltà dal cancro mondialista, dalle istanze giacobine e massoniche, dall’ordine del dominio economico e materialista. Purtroppo tutto questo sappiamo quanto storicamente non si sia verificato, ma ciò che fa più specie è constatare come ,nel nostro Paese ,gli “eredi” storico-politici di quell’Idea denominata Terza Via ad oggi siano impegnati esclusivamente nel farsi sodomizzare da quello stesso ordine mondialista che uccise quei ragazzi della Berlino 1945. Durante sessant’anni di sopravvivenza prima, e convivenza dopo con la democrazia italiana, gli esponenti della destra neofascista più istituzionale (parlo dell’MSI) sono passati da connotazioni fortemente anti-capitalistiche, antisistema, anti-americane e anti-sioniste all’esaltazione più becera del giudaismo istituzionalizzato e della politica sionista. Sarà pur vero che Alleanza Nazionale è l’evoluzione politica del Movimento Sociale , e che adesso volge verso un’altra svolta valoriale con l’ingresso nel Pdl; ma da’altro canto non si può negare il passato da cui proviene; vale a dire un partito neofascista. Passati ,quindi, da nemici giurati del sionismo e del lobbismo giudaico-massonico, a servi dei centri di interesse mondiale; non posso che allarmarmi in particolar modo dopo le ultime prese di posizione dei politici post-missini. Incaricatisi estremi difensori della stella a sei punte; dinanzi ad un Paese messo in ginocchio da Mafia, immigrazione, crisi economica e crisi valoriale hanno pensato bene fosse necessario innanzitutto affermare la supremazia di chi è essenza di quel sistema che sta portando man mano alla distruzione, del Paese nostro e dell’Europa intera. Di questo passo le uniche elite che rischiamo di vedere saranno le giudaico-massoniche che da secoli oramai dominano attraverso l’ordine globale la nostra debole e malata Terra.
5月3日 ANCORA RIGUARDO AD UN SENTIRE NAZIONALECon una stucchevole retorica da perfetto uomo politico dell’Italia postbellica, Gianfranco Fini, una volta salito alla poltrona più alta della Camera ha mostrato per l’ennesima volta la sua totale mancanza di coraggio ed audacia. Del tutto non all'altezza di vedere oltre la siepe e capace solo a porsi nel mezzo di qualsiasi questione, l’ex delfino di Almirante non si è smentito dando prova della sua natura mediocre. Nello sfrenato tentativo di “piacere a tutti”, Fini ha rievocato quel carattere antifascista della Repubblica Italiana che a tanti più non interessa ed in cui a riconoscersi sono davvero in pochi. Lì dove non agisce un uomo di sinistra, ci ha pensato il “prode” Gianfranco a riesumare il cadavere di quella grassa puzzona che è la Resistenza italiana. Parlando di “valori autenticamente condivisi e avvertiti come vivi e vitali” Fini sarà stato magari convinto di aver fatto chissà quale grande mossa politica, in vista sempre della tanto osannata pacificazione nazionale. È probabile però che non si sia reso conto che prima di pacificare la nostra nazione sarebbe bene che esistesse un sentire nazionale; ma pare evidente che non si possa fondare una nazione su quello che è stato l’evento storico che l’ha annientata; intendendo quella vecchia baldracca della guerra di “liberazione”. È possibile unire un popolo sotto lo sfondo storico di gente infame che avanzava dietro i carri dell’invasore anglo-americano? Quella stessa feccia che ci ha tragicamente rispedito a casa quel cancro sociale che è la mafia e poi con “grande valore” ha barbaramente stuprato, violentato e ucciso le nostre donne, i bambini ed i nostri connazionali a guerra finita? Non credo affatto. Oltre tutto quei valori(se tali possono essere definiti), richiamati nel discorso da Fini ,su cui fu fondata la Repubblica post-fascista, ad oggi non sono più condivisi da nessuno, se non da qualche imbecille pseudo-rivoluzionario o da qualche snob intellettuale vizioso e borghese. Per dirla breve, Fini si è mosso non solo contro quello che(forse è stato il proprio passato politico, per non parlare di quello famigliare)ma specialmente contro il tempo ,parlando un linguaggio anacronistico, non sentito dai più come proprio. Nella demagogica esaltazione del mito resistenziale, il neo eletto Presidente della Camera, non ha osato fare cenno di quei ragazzi di Salò che addirittura Violante, quando sedette al suo posto, ebbe il buon gusto di ricordare. Ed è proprio da questo che si comprende lo spessore politico ed umano di Fini; incapace, lo ripeto, di comprendere come possa cambiare la direzione del vento, atto solo a farsi disperatamente accettare il più possibile; anziché imporsi. Da parte mia spero vivamente che la pacificazione tanto incensata non avvenga mai; o per lo meno non nei termini previsti da questi viscidi eunuchi che sfortunatamente detengono il potere; che per la loro smania del medesimo stanno erodendo sempre più lo spirito del popolo italiano.
4月30日 In memoriam4月25日 Ritorno al presenteDobbiamo tornare al reale ; al concreto, farla finita con questo sterile arrovellarsi , continue teorizzazioni al limite dell’astrazione che con la vita vera c’entrano davvero ben poco. Sono anni ormai che la destra italiana non riesce più a dare risposte adeguate ai problemi più sentiti, nel gioco stupido e controproducente a rincorre un’ortodossia irraggiungibile; si è perso così del tutto il contatto con gli strati sociali più deboli e con quelli più produttivi. Mai come oggi il voto della gente non si basa più sull’ideologia; il popolo vota soprattutto chi appare ai suoi occhi dare soluzioni tangibili alle esigenze di una vita sempre più diventata sopravvivenza. E ce ne siamo accorti con queste ultime elezioni, con la sbalorditiva debacle della sinistra italiana, i cui voti sono finiti non ai marxisti tout court; non alla destra radicale come qualcuno avrebbe pensato dopo quanto successo qualche anno fa in Francia col FrontNacional; bensì alla Lega Nord. Ed io già me le immagino le facce che avranno fatto i vari bacchettoni intellettualoidi di scuola marxista; mai così rossi, sì, ma di rabbia! Cosa è successo ;come è possibile che gli operai abbiano votato la Lega? Molto semplicemente ciò è dovuto fondamentalmente al fatto che l’operaio mai come adesso non si sente più rappresentato dai politicanti arrivisti della falce e martello di oggi(quella prima fatta fuori ed ora speranzosamente riesumata). E si perché mentre l’intellettuale sinistrorso e trinariciuto masturba il proprio ego con battaglie da vizioso borghese da salotto sulla difesa degli omosessuali, trans, drogati e clandestini, snobbando le esigenza del ceto operaio, questa fascia sociale era arrivata al limite della sopravvivenza. L’operaio medio, che fondamentalmente non ha letto Marx, Mao, Lenin o Marcuse, non riesce proprio a comprendere per quale motivo debba combattere per queste cose per poi vedere i propri figli vivere in un Paese a legalità ridotta allo zero, vittime della droga e dove se vuoi cambiare sesso magari sei anche sovvenzionato e aiutato mentre se non riesci ad arrivare alla terza settimana del mese con uno stipendio da fame, l’unica soluzione sono straordinari sottopagati o nei peggiori dei casi prestiti dagli usurai. Contrari, a causa dell’educazione giustizialista impartitali, a stupri e violenze di ogni tipo non sentono affatto propri quei nuovi diritti difesi; quelli pretesi dal libertinaggio ossessivo della sinistra borghese e che vanno ad intaccare proprio le fasce sociali più deboli, in quanto trans, clandestini e drogati sono di casa proprio nei quartieri periferici dove alla già precaria situazione esistente si va ad aggiungere il degrado di questi contesti sociali. È evidente che la situazione drammatica impone radicali modifiche dell’assetto sociale, colpendo in primis le fasce più deboli nell’ambito sociale man mano spostando il proprio bersaglio nella cultura e nei costumi. Una destra popolare non potrà realmente esserlo fino a quando non comprenderà l’importanza di un forte radicamento nel territorio; la necessità di far sentire la gente più disagiata presa veramente sul serio, senza andare solo ed esclusivamente a ripescare soluzioni di stampo teorico-culturale di rivolta sociale. Mai come in questa occasione la realtà pare essere in rivolta; vi è la stretta necessità di cambiamenti radicali, di ribaltare gli schemi costituiti. Servirà parlare un linguaggio semplice, diretto, chiamare ,senza paura di offendere nessuno, le cose col proprio nome; affiancare un linguaggio identitario a quello sociale, perché si sa che è dal radicamento di un popolo nella propria terra che sorge la grandezza di una Nazione. 4月22日 Quando la speranza è riposta nella nascita di una tragediaSono nauseato da questo perpetuo buonismo di fondo col quale ad oggi si vuol guardare a quel drammatico pezzo di storia che fu la guerra civile italiana anche detta Resistenza dal fanatico trinariciuto di turno. Ma non è contro l’antifascismo che voglio scagliarmi, quanto contro i toni perbenistici della società mediocre di oggi, che poi altro non è se non la nipote diretta di coloro i quali “liberarono” l’Italia, e figlia di quella meretrice della generazione sessantottina che voleva liberare tutto e tutti, in ossequio al puro dogma della liberazione. Ed oggi ecco che ci troviamo di fronte a gente che non ha capito un fico secco di cosa avvenne in quegli anni drammatici, convinta sempre più che la ragione, come la colpa fosse un po’ di tutti e di nessuno. Insomma il pensiero minimalista e strafottente del mediocre parto della nostra epoca. Non nego che obiettivamente la storia d’Italia in quel periodo sia fatta di eventi opposti di cui bisogna tener conto in ugual misura; ma a nessuno è mai passato per la mente che da allora in poi di tutto si è potuto parlare meno che di storia d’Italia o degli Italiani? Perché se prima si era quasi riusciti a raggiungere un sentire nazionale, a fare di un Paese e di una terra il vivo e pulsante sentimento di un popolo, con la guerra civile tutto ciò è andato perduto e nessuno da allora è più riuscito a ripristinarlo. L’Italia da allora non è ancora uscita dal conflitto che dai confini stranieri si è spostato tristemente all’interno, nel cuore della popolazione italiana. Nella fittizia ed ottusa convinzione di essere stata liberata, questa si è abbandonata alla mediocrità conforme dello stile di vita globale; divenendo vittima del suo stesso passato sino a giungere ad una fase a-storica ove gli eventi si assomigliano gli uni agli altri e sono la fotocopia di un sistema apparentemente perfetto ai sensi, che ha appiattito a linea retta quello che è il cerchio del divenire continuo. È così che il popolo italiano si è fermato; storicamente non si è sviluppato lungo il contrasto atto a generare, ma si è man mano omologato al livellamento statico della morale dell’ottimismo contra pessimismo. Necessitiamo dell’avvento di un’epoca quanto più tragicamente dionisiaca possibile; un nuovo conflitto degli opposti che si risolva nell’unità della tragedia da cui nasca l’Idea , lo spirito di un sentire, di uno stile, di un nuovo ordine nuovo; Il nulla ,prima di giungere al limite estremo dell’affermazione. 4月16日 Bipolarismi, antagonismi e l'ombra del passatoHo un brutto presentimento. Come quando prima che giunga un temporale, con l'addensarsi delle nuvole, all'indomani delle elezioni sento aria di tempesta.
Guardando la TV e leggendo i giornali non ho potuto fare a meno di notare quanto si stia parlando con una certa insistenza dell'assenza della sinistra radicale nelle istituzioni e il rischio che può derivare da questa situazione.
L'analisi è abbastanza palese e sembra rispecchiare adeguatamente la realtà. Tant'è che non nascondo di averla fatta io stesso già nello scorso pomeriggio. D'altronde senza la sinistra massimalista in parlamento, il malcontento popolare potrà evidentemente sfogarsi solo ed esclusivamente nelle piazze e da questo potrebbe anche sorgere una stagione politica di forte antagonismo politico nelle ali estremiste della sinistra, così come anche della destra.
D'altra parte senza la possibilità di fare politica a livello istituzionale non resta che lavorare nelle piazze, tra la gente. Tolta quindi la possibilità di avere voce in Parlamento alle forze estreme si viene a delineare un panorama politico fatto da chi è il sistema e chi ne è antagonista.
Il rischio di possibili teatri di scontri sembra abbastanza difficile da realizzarsi, ma i poteri forti assieme alla stampa sua alleata da oggi hanno iniziato a parlare sempre più frequentemente di questa ipotesi, che seppur abbastanza azzardata sembra abbia acceso le discussioni politiche.
E ad essere sincero tutto questo mi puzza; e non poco. Eh si perchè data la scarsa fiducia che ripongo nei centri di potere, e conoscendo abbastanza bene come ragionano non faccio difficoltà ad immaginare una sorta, passatemi il parolone, di complotto stile anni '70 per fomentare una nuova stagione di scontri e di violenze tra i due estremismi e non; attraverso cui poi legittimare sistemi coercitivi repressivi per eliminare definitivamente dal Paese quello che rappresenta l'ultimo scoglio prima che l'Italia divenga uno Stato come si dice all'americana, come ormai avvenuto in Francia, Inghilterra, Spagna e Germania.
Comunque una cosa è certa, l'assenza delle forze antagoniste in Parlamento comporterà la necessità di fare un tipo di politica finalmente alternativa; non ci dovremo far prendere dalla spirale di odio che vuole mettere il popolo italiano per l'ennesima in una situazione di guerra civile.
Forse potrebbe davvero essere giunta l'epoca in cui poter porre termine a questo inutile dualismo e dare vita per davvero a quella rivolta generazionale che non riuscì trenta anni or sono a fare dell'Italia gli Italiani. 4月14日 Autodeterminazione e il paradosso dei diritti umaniVoglio uscire un pò dal coro questa volta. Anche e soprattutto da quello che caratterizza la presa di posizione della destra radicale italiana circa quello che sta avvenendo in Cina. Posto che le violenze arrecate dalle autorità cinesi nei confronti dei "ribelli" Tibetani possano essere effettivamente ritenute brutali e poco accettate se si guarda alla faccenda in questione con occhio volto ai diritti umani; devo sinceramente confessare che questi ultimi non mi sono mai "piaciuti" più di tanto, sarà perchè ho sempre istintivamente guardato alle cose con piglio diverso da quello delle lamentele da diritto violato; sarà che ho sempre preferito al massimo "violare" piuttosto che essere violato. E se malauguratamente mi ritrovassi nel secondo caso, di tutto farei meno che darmi alle lamentale da pietismo. Che sia chiaro; con questo non voglio assolutamente affermare di accettare quanto fatto dal governo cinese ai tibetani, nè in questi ultimi giorni, nè negli ultimi 50 anni. Intendo solo dire che sono stufo di sentire di diritti violati da una parte e di brutali violenze dall'altra. Per millenni la storia dell'uomo ha visto l'avvicendarsi di popoli vinti a scapito di popoli vittoriosi; di popoli conquistati e di altri conquistatori; e mai il vinto ha lamentato pietosamente la violazione di un diritto, e se lo ha lamentato lo ha fatto solo per dichiarare la ferrea volontà di riprendersi il proprio diritto; ma sempre con la forza, bruta e violenta. Con questo voglio ricordare che i diritti umani cosiddetti altro non sono se non un parto malato della ideologia liberal-borghese, della peggiore visione egalitaristica del mondo che vuole come un cancro pian piano eliminare dal codice genetico dell'uomo il vitalismo e quella volontà di potenza che è divenire ed è vita e non stasi pre-morte. Comprendo quindi le azioni delle autorità cinesi; se dovessi schierarmi con qualcuno lo farei con il popolo tibetano, ma solo se questo ultimo imbracciasse come si deve le armi ed acquisisse quella volontà di potenza che darebbe dignità ed onore alla sua lotta. Come il popolo Karen in Birmania ed i Palestinesi a Gaza, i Tibetani farebbero bene a mostrare la loro volontà e la loro potenza, oppure è giusto che storicamente soccombano alla Cina. 4月12日 Alcune necessarie riflessioniSuccede così; e per fortuna c'è da aggiungere. Parlo degli eventi della nostra vita, capaci di farci intravedere le cose più palesi attraverso nuove angolature fino all'ora ignorate. Succede che da un momento all'altro ciò che prima appariva bianco ora prende le sfumature del rosso, del nero, dell'azzuro eccetera. Succede e a volte è piacevole, altre volte meno; ma sempre sorprendente. In particolare voglio riferirmi a sabato 5 aprile, Roma, piazza Pantheon. Lì, quello che credevo vero ha subito i suoi forti contrasti interni, e mi ha condotto verso lidi nuovi,o perlo meno parzialmente nuovi. Abbandonando la vaghezza di queste prime righe, voglio focalizzare l'attenzione su ciò c he ha rappresentato secondo il mio parere la manifestazione di Roma per il futuro di Ag. Nel marasma di gente che quel caldo pomeriggio di aprile era accorsa nella nota piazza romana per partecipare alla manifestazione del Pdl, i militanti di Azione Giovani hanno spiccato. Compatti, preparati e organizzati, decisi nelle loro posizioni quei ragazzi, diretti discendenti del Fronte della Gioventù, non hanno tradito le loro origini. Forti di un passato glorioso alle spalle, benchè un pò storditi dall'ambiente in cui si trovavano(non propriamente il loro), hanno compreso il compito loro assegnatoli dal tempo e hanno mostrato quanto la ricchezza di contenuti possano vincere difronte alla vuotezza generale. D'altronde Pareto e Mosca insegnano, e Gramsci anche. Quello visto a Roma sabato scorso non era il semplice entusiasmo di un centinaio di ragazzini, ma era la gioia e la volontà di voler gridare a voce alta, tutti insieme l'intenzione irremovibile di non buttare al vento tutti questi anni di lotta, e di mantenere accesa ancora la fiaccola; quella eterna della Tradizione europea.
4月8日 Cronache di una trasferta devasatnteGrande trasferta quella dello scorso sabato a Roma.
Eh si; perchè nonstante il numero di partecipanti provenienti da Piacenza per la manifestazione di Ag al Pantheon; nonostante i bidoni che ci hanno fatto quelli di Modena e Parma, la gioventù ribelle di Piacenza più il sottoscritto si è lanciata all'avventura verso la città eterna; la capitale dell'Impero:ROMA.
Il viaggio è iniziato come previsto con la prima birra stappata verso le 7 del mattino; l'andazzo è stato lo stesso per circa tutto il percorso che ci ha portato a Roma. A contraddistinguersi su tutti il giovane camerata Ale che, da vero esponente di AzioneAlcoolica ha staccato di alcuni litri gli altri partecipanti, che comunque hanno dato un grande apporto alla piena generale.
Naturalmente le bevute cameratesche dell'ottima Finkebrau(penso si scriva così?!?) ,birra dall'ottimo rapporto qualità\prezzo(solo 50 cent. a lattina), sono state accompagnate dai dibattiti di AE(AzioneErotica) che hanno visto in Ale cui prima portatore di freschi eventi.
Tra bevute monumentali, risate e cori da stadio la comunità benchè fortemente ridotta ha trovato lo spirito giusto per la manifestazione di piazza Pantheon dove si è fatta riconoscere per il cameratismo che la contraddisitngue.
Giunti a Roma l'incontro con le comunità di Ag del resto d'Italia ha espnenzialmente aumentato lo spirito ribelle di tutti noi; in particolare con l'aiuto delle comunità di Crotone, Jesolo, L'aquila(un saluto ad Ammendola) Firenze e altre AzioneGiovani tutta è riuscita a dare un ultimo ma importantissimo seganle di quanto questa realtà non si voglia piegare ai giochi di potere, ma dire la sua, porsi come elemento forte in modo tale da continuare a portare avanti un modo di vivere\di fare politica che ha le proprie radici nel grande pensiero della c.d Terza Via.
A Roma, sabato 5 aprile, la fiaccola è rimasta accesa; non si sa ancora per quanto potrà resistere ma di certo la manifestazione in p.za Pantheon è stato un monito a tutti coloro i quali vogliono gettare nell'oblio sessant'anni di lotte e di passioni.
Ma tornando a toni meno seri, è da ricordare che durante la manifestazione la bevuta non si è arrestata , tant è che siamo tornati a casa "putridi"(come direbbe Massi) e malconci; insomma devastati è un termine che calza a pennello.
Intanto le Finkbrau sono rimaste, dato che le avevamo prese anche per coloro che non si sono presentati; si prospetta un'altra piena massiccia giovedì sera.
Ringrazio quindi per il loro cameratismo Ale, Massi, e il Pova (a cui dobbiamo la riuscita della delicata operazione "barone birra"). Un grazie inoltre a tutta la comunità di Ag.
Ragazzi mi fate venire un sacco di nostalgia!!!!!
SH
(la foto parla da sola!!!)
3月12日 Quando il ricordo non è abbastanzaAvevo deciso esclusivamente di ricordarlo; come spesso capita con coloro che “non ci sono più” la gente fa presto a dimenticarsene; nel migliore dei casi si commemora la persona defunta a volte per abitudine, altre volte per un dovere intrinseco, altre ancora per ragioni che sconfinano con le ragioni della commemorazione stessa; come ad esempio darsi delle coordinate di pensiero, morale. Non volevo che per Massimino (così veniva chiamato nell’ambiente che frequentava) continuasse ad essere un’abitudine, un “dovere” cui adempiere senza sentimento. Perché Massimo Morsello, o anche Massimino appunto, ed in particolare la sua personalità, la figura che ha rappresentato in questi anni, merita un discorso più ampio di un semplice e banale ricordo. È un periodo di degenerazione della civiltà giunta ad un punto che per citare lo stesso Morsello appare apocalitticamente di “non ritorno”. Le manifestazioni più lampanti sono rintracciabili in un decadimento dei costumi; nel degrado dei centri urbani; nella fisiologia delle persone stesse, sino ad arrivare ad una deterioramento vero e proprio dello spirito di giovinezza. La gioventù d’oggi è quella che si agita per i volti di Maria DeFilippi, per Corona, dispensatori di falsi valori e menzogne, vengono posti come guru in grado di suggerire una vita migliore fatta di comodità, soldi facili, perversioni e sballi vari; il contrario dell’idea di sacrificio. Il solo sentire o pensare tale parola fa tremare il giovane lobotomizzato frutto dalla società malata che stiamo vivendo; abbiamo perso il piacere nell’assaporare il frutto dello sforzo compiuto; non si concepisce una visione che non sia quella del self-made man che dal giorno alla notte diventa milionario grazie a quel paese dei balocchi che appare la macchina della globalizzazione. Ed il giovane fa presto a rendersene conto, quando come Pinocchio finisce nei guai; ma non riesce a reagire; la macchina ad orologeria della società moderna impietosa lo abbatte dopo averlo sfruttato, inoltre, cresciuto nell’agiatezza il giovane imbelle non riesce ad essere ribelle; è debole, oltre che fisicamente anche mentalmente non riesce a partorire alcun tipo di reazione; incapace di organizzarsi e privo di qualsiasi volontà è destinato a soccombere strozzato dagli ingranaggi stessi. Ora cosa abbia a che fare con tutto questo discorso Massimo Morsello non è difficile da spegare. Tra gli zombie della gioventù mondiale, vi è ancora chi non si è fatto legare alla poltrona da Tv e playstation e concepisce il divenire della storia ancora seguendo le regole basilari del sacrificio e del dono che per secoli hanno dominato le culture e dato le basi al sorgere delle più grandi civiltà . La figura e la personalità di Massimo Morsello devono essere un modello da seguire per la gioventù, devono rappresentare taluni valori, assoluti che non devono essere né dimenticati né travisati ed utilizzati per scopi diversi da quelli per cui vengono in essere. L’operato di un uomo che ha scelto per tutta la vita la strada che all’inizio appariva la più complicata, ma che Massimo sapeva bene avrebbe condotto alla giustizia, alla verità; sempre onesto con le proprie convinzioni, i propri ideali, anche quando questi hanno finito per causargli solo brutte situazioni; la totale convinzione nella possibilità di un cambiamento e la fedeltà ad un Credo che lo ha condotto per un’esistenza conforme a giustizia; hanno fatto di questo uomo un esempio in primis per tutti che noi che vogliamo essere avanguardia di un’idea rinnovatrice; un esempio che andrebbe seguito da tutta la gioventù d’oggi; quella gioventù fiacca, che sta marcendo ai bordi di una società cui non importa. Ma si badi bene, che il ricordo non sia fine a sé stesso, e che questo serva da miccia per accendere in noi il fuoco creatore; la volontà di reagire ad una realtà che ci sta portando di giorno in giorno ad una paresi delle nostre forze, fisiche ,intellettuali e spirituali. Massimo, oggi più di ieri, nel tuo ricordo noi reagiamo! Parasomnia(ricordi di fasi pre-oniriche)In fondo non ho mai preteso di cambiare; perchè dovrei farlo adesso. Continuo a vivere una scena che non è la mia, il copione non sembra adatto alle mie caratteristiche. Nonostante tutto è questo quello che mi ritrovo ad avere dinanzi e non posso fuggire, non sarebbe onesto e leale fino in fondo, anche nei miei stessi confronti.
Sembra che ogni azione compiuta, ogni situazione che viene vissuta appartenga ad un tempo che mio non è; noi non viviamo, sopravviviamo! Spesso stanco mi abbandono alla quiete del sonno ma non è che un intorpidimento ulteriore; schizofrenicamente mi muovo in cerca di raggiungere il giusto scandire dei secondi.
Ossessionato dall'avvicendarsi di suoni e colori; mi accingo a sollevarmi dalle macerie di una realtà senza forma, risalgo sino in cima e abbandono il piano reale per scinderne meglio le parti e comprenderne la causa.
Mi ritrovo sempre con un martello tra le mani e la mia immagine riflessa; e lei che implora la sua distruzione; ma non ho la forza di tagliare il passato; preferisco combattere al suo interno, illudendomi forse di poter un giorno svegliarmi e respirare l'aria del mio tempo. |
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